lunedì 8 febbraio 2010

poesia araba

http://ima.dada.net/image/medium/8081886.jpg




Il Silenzio



Di ciò che è passato
non devi far parola alcuna.

Di ciò che dovrà avvenire
non devi far domanda alcuna.

Sul passato e sul futuro
non costruir castello alcuno.

Dell'istante approfitta
e la vita non sprecare mai.



Mohsen Makhmalbaf

titolo originale "sokout"

giovedì 4 febbraio 2010

è davvero un...mostro

http://4.bp.blogspot.com/_xw8WlLiyXqk/R6sj1IhOWCI/AAAAAAAAAIA/BtVouu2vePM/s400/faccia+di+legno++elio+e+le+storie+tese++servi+della+gleba.jpg
(Google immagini)



Se questo è un uomo


Ma come farà a essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi? Ad affermare, davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu «una reazione giusta» e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah? Zelig si limitava a cambiare faccia, a seconda dell’interlocutore da compiacere. Ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio. Riesce a stare con il pilota dell’aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati. In contemporanea, e dispensando a entrambi parole di comprensione. Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità a essere concavi coi convessi e convessi coi concavi. Una volta li sfidò a salutare cinquanta clienti, trovando un complimento per tutti. Solo stringendo la mano al cinquantesimo, un uomo brutto e sgradevole, rimase perplesso. Poi gli disse: «Ma che bella stretta di mano ha lei!».

Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano a infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere sempre a quel che dici, anche quando è il contrario di quel che hai appena detto. Una tecnica che evidentemente funziona persino con le vecchie volpi mediorientali. Come farà? Vorrei tanto chiederglielo, se non fosse che lui nel frattempo si è già spostato nella basilica della Natività, a Betlemme, dove sta raccontando ai frati una barzelletta sulla Madonna che avrebbe preferito una femminuccia. A quel punto mi arrendo.

da Buongiorno di M.Gramellini

mercoledì 3 febbraio 2010

chi ha paura di vivere??

che tristezza scoprire che questo" grande sapiente" dei
nostri giorni è un bluff, un clown debole e rinunciatario.




http://www.centoiso.com/public/img/opinioni%20di%20un%20clown.jpg
(Google immagini)


MAL DI MORGAN

Pur non essendo né bello né intelligente come lui (lo scrivo senza ironia), vorrei dire che nella sua ultima intervista, solo parzialmente smentita, Morgan sostiene il falso. Non è vero che la cocaina sia il miglior antidepressivo. Non è vero che ci si possa fare di crack senza conseguenze per l’organismo. Non è vero che la droga migliori la qualità delle percezioni: sull’immediato, forse, ma alla lunga ti trasforma in un morto vivente. Mi rendo conto che le sue parole siano più originali e trasgressive delle mie. E che la fonte da cui provengono - una persona colta e sensibile - le renda più autorevoli che non se a pronunciarle fosse stato un Corona. Ma un personaggio televisivo non è solo un artista: ha responsabilità maggiori perché comunica direttamente con un pubblico spesso sprovvisto di filtri culturali.

È triste che Morgan faccia finta di non rendersene conto, trincerandosi dietro la maschera narcisista del maledetto. E sarebbe ancora più triste se pensasse sul serio ciò che ha detto. Davvero può credere che la cocaina lenisca il mal di vivere? A cosa gli è servito il suo talento, se non sa che il corpo è un tempio da rispettare e che per sfondare la corazza di dolore che ci impedisce di entrare in contatto con la nostra anima non servono le sostanze psicotrope, ma il desiderio innato in ogni uomo di trovare un punto di equilibrio interiore, senza scappare all’inseguimento di emozioni superficiali, amori distruttivi e gesti fintamente provocatori? In un mondo di cervelli addormentati - dalla droga, dalla paura, da certa tv - la vera provocazione, oggi, consiste nel «farsi» di vita.

da Buongiorno di M. Gramellini

lunedì 1 febbraio 2010

poesia

http://www.montag.it/theratrace/wp-content/nella_nebbia.jpg
(immagini Google)




S’è avvolto nelle tenebre il mondo, non temere.
Non credere durevole tutto ciò ch’è oscuro.
Sei vicino ai piaceri, amico, alle valli, ai fiori:
osa, non ti fermare. Ecco, già sorge l’alba!

Solo una nebbia lieve il tuo sguardo intimorisce.
La natura benevola prepara sotto il velo
ghirlande di rose e di viole, di nobili narcisi

per te, profumate ricompense ai tuoi canti.



Costantino Kavafis

venerdì 29 gennaio 2010

anche questo è gioia...

http://2.bp.blogspot.com/_ji8yQVOmD8A/SKVDLR0N1VI/AAAAAAAAAec/O1C7RptJdkg/s320/anatre.jpg



Chi ci può dare così la gioia se non colui che ha
creato tutte le cose
che sono fonte di gioia?

(
En. in ps. 32, II, d. 1, 6)

S. Agostino d' Ippona

giovedì 28 gennaio 2010

mi piacciono gli uccellini vivi e svolazzanti

è capitato anche a noi di trovarci tra il fucile e l'uccellino.
Da quel giorno ogni volta che vedevamo i cacciatori scendere
dalle loro auto avvicinarsi alla nostra casa, vestiti in assetto
di guerra, mio marito ed io armati di coperchi uscivamo in
giardino a fare un fracasso terribile...



http://www.blogticino.ch/peo/upload/pettirosso.jpg




CACCIA E AMORE


Mentre in aula si combatteva a colpi di emendamenti fino a tarda sera, centocinquanta associazioni ambientaliste hanno chiesto al presidente del Consiglio di fermare la mano dei suoi senatori, in procinto di votare una norma che consente di dilatare il periodo della caccia oltre i già infiniti cinque mesi previsti dalla legge. Come guida suprema del partito dell’Amore, il premier non potrà restare insensibile al grido di dolore che si alza da tutti i nidi, da tutte le tane e anche da parecchi casolari di campagna: quelli che i cacciatori eleggono a loro campo di battaglia. Di recente un'amica è stata svegliata all’alba da una raffica di spari. Ha alzato timorosa le serrande e ha visto tre uomini acquattati nel cortile, in tuta mimetica e armati fino ai denti. Sulle prime ha pensato fossero dei terroristi diretti verso il suo pollaio per una missione kamikaze. Poi il loro accento le ha permesso di identificarli: erano cacciatori bergamaschi. Alle sue timide rimostranze («potreste cortesemente andare a giocare ai cowboy da qualche altra parte?») gli impavidi guerrieri hanno risposto come Ghedini: citando un articolo del codice civile che consente ai cacciatori, e soltanto a loro, di entrare nei fondi privati senza il consenso del proprietario.
Ecco, presidente dell’Amore, se volesse strafare, oltre alla nuova legge sarebbe un gesto amorevole eliminare anche la vecchia. E istituire un gigantesco parco giochi, dove quei fanciulloni possano finalmente sparare per dodici mesi l'anno a uccelli e selvaggina di cartone.

da "Buongiorno di M. Gramellini - La Stampa

mercoledì 27 gennaio 2010

per vivere meglio, per vivere di più

http://img2.allposters.com/images/PTGPOD/331374-FB.jpg
(Google immagini)


UNO STUDIO CONFERMA CHE È UN FATTORE PROTETTIVO PER LA SALUTE
Parola di scienziati: la religiosità fa bene (anche) al cervello
TONINO CANTELMI

D obbiamo dunque dire addio alle teorie freudiane e a tutte le successive ipotesi che hanno collegato il fenomeno religioso e il desiderio di spiritualità alla psicopatologia, alla nevrosi e comunque a un presunto ' cattivo funzionamento' mentale?
Sembrerebbe proprio di sì, a giudicare da quanto emerge da uno studio dei ricercatori Agostino Girardi e Alessandra Coin della Clinica Geriatrica dell’Università di Padova, diretta dal professor Enzo Manzato, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Current Alzheimer Research .
Senza entrare nei dettagli dello studio, il risultato potrebbe apparire sorprendente: la religiosità, intesa come attitudine alla religione o spiritualità, rallenta la progressione della demenza di Alzheimer, una malattia, come noto, implacabile e sostanzialmente incurabile, caratterizzata dalla progressiva e inarrestabile morte dei neuroni cerebrali.
Date le caratteristiche della malattia, questo risultato non può essere spiegato come un effetto placebo, ma deve essere inteso come un fenomeno correlato con aspetti neurobiologici. Infatti i malati di Alzheimer appartenenti al gruppo con basso livello di religiosità hanno avuto nel corso dei dodici mesi di osservazione una perdita delle capacità cognitive del 10 per cento in più rispetto a quelli con un livello di religiosità medio- alto.
Questo studio conferma analoghe ricerche: già nel 1988 Koenig aveva dimostrato un effetto protettivo della religiosità rispetto alla demenza. Secondo i ricercatori italiani, comunque, sembra essere proprio la ' religiosità interiore' il fattore in grado di rallentare la perdita cognitiva attraverso fenomeni neurobiologici specifici.
Dunque la religione e la spiritualità non soltanto non sono fenomeni patologici, come molti incauti psicologi ancora oggi tendono ad affermare, ma costituiscono persino un fattore protettivo per la salute in generale e per quella mentale in particolare.
In effetti è da circa due decenni che si vanno accumulando prove in questo senso. Nel 1999 Hummer dimostrò che coloro che frequentano le funzioni religiose almeno una volta alla settimana hanno un’aspettativa di vita di sette anni maggiore e nel 2003 Powel rese noto che coloro che frequentano regolarmente attività religiose hanno una riduzione della mortalità del 25 per cento. Sostanzialmente, al di là dei dettagli, possiamo affermare che in vent’anni di ricerche è stato ampiamente dimostrato che la religiosità è un fattore protettivo per molte malattie, fisiche e mentali. È come se le dimensioni religiose e spirituali fossero ' proprie' del cervello e della mente umana e perciò insopprimibili: la loro inibizione avrebbe un prezzo per la salute mentale e fisica, mentre al contrario la loro attivazione sarebbe indicativa di un buon funzionamento cerebrale e mentale, e pertanto benefica per la salute. E peraltro alcune recenti osservazioni di neuroimaging
sembrano confermare questa suggestiva interpretazione, con buona pace di ogni tentativo di patologizzare l’irriducibile bisogno religioso dell’uomo di ogni tempo.

da Avvenire di oggi

sabato 23 gennaio 2010

poesia

per un giorno freddo passato a causa
del raffreddore dal letto al divano,
sfogliando, leggendo....fantasticando.




http://farm1.static.flickr.com/137/341225799_809450874e.jpg





Da qualche parte in Russia

Da qualche parte in Russia sta la mia anima.

Da qualche parte in Russia
la bufera manda la neve fin dentro il suo cappotto,
piange una campanella
al collo del cavallo che traina la slitta.

È questa la mia anima.
Da qualche parte in Russia
un corvo vola sopra i campi bianchi, bianchi,
la mia aquila si trascina
a fatica l’ala spezzata.
Dietro il suo respiro affannoso
lunga distilla sopra i campi bianchi
un’orma insanguinata.

Gertrud Kolmar

venerdì 22 gennaio 2010

poesia d'amore

http://img137.imageshack.us/img137/1294/dancemetotheendoflovekm9.jpg



Il bacio nello sguardo

A primavera Stephen mi ha baciata
E Robin in autunno – Colin poi
semplicemente, mi ha solo guardata –
nemmeno il cenno d’un bacio da lui.

Ecco: il bacio di Stephen l’ho scordato,
quello di Robin pure in fumo è andato,
ma il terzo bacio, in quegli occhi di brace,
giorno e notte m’insidia, senza pace.


Sara Teasdale

sabato 16 gennaio 2010

cos' è un libro...?



qualcosa di vivo che vive con te. Il diario di Anna Frank è il primo
libro che "ricordo", cioè che ha lasciato un'impronta nella mia vita.
Un poco ha condizionato la mia vita...ho letto tutto quello che
ho potuto su l'Olocausto e sempre ho sentito amore e molto
interesse per il popolo eletto e amato da Dio.





Il divano di Anna Frank

Un parlamentare della Lega ha chiesto al ministro Gelmini di scoraggiare la lettura nelle scuole della versione integrale del «Diario di Anna Frank», dato che in una pagina del testo la protagonista «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime, suscitando inevitabile turbamento». Francamente di quel libro sono sempre state altre cose a turbarmi: per esempio il razzismo, per esempio i nazisti. Certo non la scoperta della propria sessualità da parte di un’adolescente.

Ma non voglio farne colpa all’onorevole Grimoldi o ai genitori degli allievi della scuola elementare di Usmate Velate, in provincia di Monza, che gli avrebbero segnalato il gravissimo caso. Sono vittime anch’essi di quella incapacità di cogliere il senso complessivo di un evento o di un’opera, arrestandosi davanti al particolare scabroso o semplicemente irrituale, che chiamerei la sindrome del divano. Il divano è la normalità, il simbolo di un’esistenza tranquilla da abitare in tinello, dopo avere chiuso la porta a doppia mandata. La tv fa parte dello stesso tinello in cui si trova il divano: la sua volgarità è rassicurante, indigna e spaventa di meno.

A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto: tutto ciò che distrae dalle certezze sedimentate e perciò va rifiutato e rimosso. Gli occhiali che si indossano davanti al divano assomigliano alle lenti dei microscopi: magari di un capolavoro non afferreranno l’essenza, ma ne coglieranno sempre la riga fuori posto.

martedì 12 gennaio 2010

poesia

come la musica...




http://www.nycartcollective.com/blog/archives/crw_7649.jpg
(Google immagini)


Le tue mani esistevano.

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra.

Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.

Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi

Antonio Gamoneda

lunedì 11 gennaio 2010

il posto per Jim Crow...

poveri noi...


http://paroledipanna.fotoblog.it/photos/00/00/102997120.jpg
(da Parole di Panna Fotoblog)



Jim crow


Dov'è il posto per Jim Crow
su questa giostra? Signore,
perché io voglio salire.
Giù nel Sud, da dove provengo,
bianchi e negri non possono
sedersi uno accanto all'altro.
Giù nel Sud, nel treno c'è
una carrozza apposta per Jim Crow.
Sulle corriere ci mettono dietro,
ma qui non v'è un retro
per una giostra!
Dov'è un cavallo
per un bambino negro?

Langston James Hunghes

domenica 10 gennaio 2010

evviva!!

di questi tempi scalda il cuore leggere questo tipo
di notizie...



http://www.bb-ilcasale.it/images/colazione2.jpg





L’albergo che ripara dal gelo i bisognosi. Gratis


DA RIMINI PAOLO GUIDUCCI
Pernottamento, prima co­lazione e – all’occorrenza – pranzo, tutto a costo ze­ro. Cioè a zero euro. No, non è l’ultima trovata promozionale della capitale delle vacanze bal­neari, e nemmeno uno spot un po’ furbetto della Riviera Adria­tica in cerca di turisti in tempi di crisi. L’hotel che offre un let­to comodo, una doccia rigeneratrice, e l’a­micizia servita a tavola è il regalo che Anto­nietta Curcio Cimino fa per una intera set­timana ai poveri della città. A quelli che un letto e un pranzo non riescono a metterlo insieme. In questi giorni di freddo e piog­gia intensa, il gesto della «signora dell’o­spitalità » è ancora più importante: sono già una ventina gli ho­meless
e i bisognosi che la Caritas dio­cesana ha indirizza­to all’Hotel Britan­nia, il tre stelle a due passi dal mare che apre le porte gratis. « È un gesto che fa star bene me prima ancora dei miei o­spiti » assicura An­tonietta.
Sessant’anni da compiere a marzo, origi­naria di Salerno, la Curcio insieme al mari­to è proprietaria di diversi hotel nel rimi­nese e nel Salentino. Rimini è la sua città da decenni, ma la signora ricorda bene gli e­sordi e le difficoltà incontrate quarant’an­ni fa: «I meridionali di ieri sono gli extraco­munitari di oggi » . La Curcio non è in cerca di pubblicità. In realtà, la porta del suo hotel è spesso aperta tutto l’an­no per chi non può: Ca­ritas e frati francescani di Santo Spirito hanno l’indirizzo in agenda e all’occorrenza bussano per i propri ospiti più in difficoltà. « Se queste persone devono anche sfamarsi – aveva ri­lanciato di cuore qualche tempo fa il pri­mogenito Domenico, per tutti Mimmo, 40 anni – facciamoli anche mangiare».
Già sei anni fa il Britannia aprì gratuita­mente sette giorni per accogliere persone in difficoltà: italiani e stranieri, uomini e don­ne, giovani e meno giovani. C’è una donna anziana che consuma la co­lazione ritta. Perché non si siede? «Per ringraziare del trattamento, posso anche mangiare in piedi». «Signo­ra, non ho di che pagarla» è la preoccupazione di un ho­meless .
«Non mi devi nulla» assicura Antonietta. Allora il ragazzo estrae un fiore da una borsa di plastica: «È per suo figlio».
Il figlio in questione è Osman, il minore dei Curcio. Sei anni fa ha perso la vita giova­nissimo, a soli 31 anni: è per onorare la sua memoria e il suo buon cuore verso chi era stato meno fortunato nella vita che la si­gnora Antonietta ha iniziato ad aprire le porte del Britannia. «Una notte mi sono sve­gliata di soprassalto, molto turbata: avevo sognato Osman. Nel tragitto a piedi da un hotel all’altro, cercavo risposte ma avevo solo tanto freddo. Il tepore avvertito all’in­terno della hall mi ha fatto scattare l’idea: e se aiutassi qualche persona offrendo ospi­talità? ». Una telefonata alla Caritas e l’in­tenzione è diventata realtà. «In questo mo­do vengono accolte anche persone che non avremmo potuto accettare, con la fila che ci ritroviamo – assicura don Renzo Grada­ra, il direttore della Caritas diocesana –. Do­po un colloquio, diamo loro un foglio di ac­coglienza col quale si recano all’Hotel Bri­tannia. Qui li accoglie la signora Antoniet­ta: il suo gesto è meritevole, dimostra con­divisione da parte di chi ha più disponibi­lità ». Lei, Antonietta schiva i riflettori. «So­no io a ringraziare – assicura –. Quando ve­do arrivare questi ospiti e poi uscire con il sorriso, trovo pace».
A Rimini anche la Caritas sa di poter contare sull’Hotel Britannia, che per 7 giorni offre un letto, un pasto caldo e tanta amicizia alle persone senza fissa dimora
da Avvenire

mercoledì 6 gennaio 2010

la vita....


http://www.ilovevenezia.com/images/laguna_venezia.jpg

(immagine Google)


Un appunto

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla
nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.


Wislawa Szymborska




giusto risalto

http://media.athesiseditrice.it/media/2009/12/02_22_gdv_f1_396_medium.jpg



Sara e il suo bambino: gran notizia che non fa rumore


Fino all’Epi­fania le favole di Natale si possono raccontare. Se poi sembrano favole ma sono storie vere, raccontarle è necessario. La notte del 23 dicembre scorso, Sara, di Montebelluna, Treviso, trentadue anni, incinta alla ventinovesima settimana, si sente male. Diagnosi pesante: « aneurisma dissecante all’aorta ascendente » , patologia molto grave in sé ma ancora più grave in quanto Sara non solo è incinta ma ha anche già subito un importante intervento al cuore, di diversa natura, nel 2005. Sara e il bambino che porta in grembo hanno bisogno urgente di ricovero in una struttura altamente attrezzata: se no, moriranno tutti e due. Comincia il giro convulso di telefonate in vari ospedali del Veneto e del Friuli, ma il posto non si trova: periodo difficile, molti operatori hanno appena cominciato le agognate ferie natalizie. All’ospedale civile ' Ca’ Foncello' di Treviso, il cardiochirurgo professor Carlo Valfrè, con la sua équipe, è impegnato in un intervento d’urgenza. Ma i dirigenti di Ca’ Foncello non si arrendono. Con un giro di telefonate, fanno l’impossibile per reperire altro personale in tempi record, medici, infermieri, ostetriche, anestesisti: e ci riescono. Anche perché trovano in tutte le persone allertate la massima disponibilità a tornare immediatamente in servizio anche se sono appena rientrati a casa per il meritato riposo e si apprestano a festeggiare il Natale in famiglia.
Nessuno dice di no: in poche ore nasce una seconda équipe cardiochirurgica in grado di far fronte alla difficile situazione.
L’elicottero del Suem porta la mamma Sara a Ca’ Foncello alle sedici e trenta. Comincia l’intervento. Sara dice: pensate prima al bambino. Così si fa: alle sedici e 41, il primario di ginecologia Giuseppe Dal Pozzo e la patologa neonatale dottoressa Linda Bordignon portano alla luce Lorenzo, 942 grammi di peso, vitale e sano. È il primo bambino trevigiano che nasce in cardiologia.
Poi comincia l’intervento su Sara: otto ore di duro lavoro e alle due di notte della vigilia è salva anche lei.
Cardiologia dei miracoli quella natalizia di Treviso? Chi se ne intende, dice che l’espressione non è esagerata. Però di questa meravigliosa storia nessuna traccia è arrivata sui mass media nazionali.

Gabriella SARTORI - da Avvenire

martedì 5 gennaio 2010

è terribilmente vero...

nella foto: il gelo della Finlandia in una bella
giornata di sole








"non essere amati è una semplice sfortuna;
la vera disgrazia è non amare"

(Albert Camus)









lunedì 4 gennaio 2010

inizio d'anno...






Guardando per caso alle costellazioni


Aspetterete molto a lungo qualcosa
Che accada in cielo oltre i banchi di nuvole
E le Stelle del Nord pungenti come nervi.
S’incrociano il sole e la luna, ma non si toccano mai,
Non fanno sprizzare scintille, né con fragore collidono.
Sembrano intersecarsi in orbite i pianeti,
Ma nulla mai avviene, nessun danno.
E anche noi con pazienza possiamo durare la vita
E altrove guardare che non alle stelle e alla luna
E al sole per i colpi, per i mutamenti
Di cui abbiamo bisogno per non impazzire.
È vero che in pioggia finirà la lunga arsura
E la piú lunga pace in Cina nella discordia:
Ma questo non premierà l’attesa di chi veglia
Sperando di vedere infranta la quiete del cielo
In quel momento suo con i suoi occhi. È una calma
Che sembra senz’altro sicura per questa notte.


Robert Frost

mercoledì 30 dicembre 2009

via A. Merini

mi piace così tanto, ma così tanto, che gli dedico l'ultimo
post del vecchio anno


http://www.liberamentemagazine.org/gramellini3.jpg


Betti no

È giusto dedicare una via di Milano a Bettino Craxi nel decennale della morte? Proviamo a sollevare lo sguardo dalla rissa che si è di nuovo scatenata intorno allo scheletro per mere ragioni di bottega. Comunque la si pensi, il personaggio esce ingigantito dal paragone con i nani dell’attualità. Ma anche il riconoscimento più entusiasta delle sue qualità politiche non può passare sopra una considerazione semplicissima: si tratta di un uomo che morì in contumacia dopo che la magistratura, in nome del popolo italiano - cioè nostro - lo aveva dichiarato colpevole di corruzione.

Ora, uno Stato che non sia una barzelletta può rendere pubblico omaggio a un cittadino che lo stesso Stato aveva condannato in via definitiva al carcere? Per farlo dovrebbe negare alla magistratura che lo processò ogni legittimazione. Dovrebbe riconoscere che in quegli anni in Italia non esisteva un sistema di poteri condiviso dalla comunità, ma una guerra civile fra bande contrapposte che, dopo una vittoria iniziale dell’ala giacobina, portò a una restaurazione incarnata dal migliore amico di Craxi e osteggiata di continuo dai rigurgiti degli sconfitti. E’ una visione dissociata della storia patria, e personalmente me ne dissocio. Poiché lo Stato è sempre lo stesso - il nostro - sia quando sugli altari sale il pool di Mani Pulite sia quando ci sale Berlusconi, riterrei più giusto lasciare la figura del politico Craxi al giudizio degli storici e dedicare una via di Milano alla poetessa incensurata Alda Merini.

da Buongiorno di M. Gramellini La Stampa

martedì 29 dicembre 2009

una cosa preziosa

http://www.esoterya.com/wp-content/uploads/2009/02/smeraldo.jpg


il più sciocco frà tutti gli errori è quando giovani, pur intelligenti,
credono di perdere la loro originalità se riconoscono quelle verità
che già da altri sono state riconosciute.

Wolfgang Goethe


io aggiungerei: non è un problema solo dei giovani....anche molti
adulti hanno questo problema

giovedì 24 dicembre 2009

felicemente a casa per Natale

Sono rientrata questa notte. Di corsa primi ed ultimi
preparativi per organizzare il Natale in famiglia.
Sono un po indaffarata ma voglio ringraziarvi
per i saluti, per i simpatici commenti che avete
lasciato da me e augurarvi ancora:

BUON NATALE

http://www.fidesvita.org/uploads/2007/09/natale2006.jpg